Terapia mediata dai genitori cooperativa (TMG-C)
Migliorare, in un arco limitato di tempo, l’interazione tra genitori e figlio, favorendo lo sviluppo di competenze sociali e comunicative nel bambino autistico, aumentando il senso di autoefficacia dei genitori e riducendo lo stress.
La TMG-C
Cos’è la terapia mediata dai genitori cooperativa (TMG-C)?
La terapia mediata dai genitori cooperativa è una tecnica di parent coaching introdotta dall’equipe di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e rivolta ai nuclei familiari con bambini tra i 2 e i 10 anni con diagnosi di autismo.
Il trattamento consente di migliorare, in un arco limitato di tempo, l’interazione tra genitori e figlio, favorendo lo sviluppo di competenze sociali e comunicative nel bambino, aumentando il senso di autoefficacia dei genitori e riducendo lo stress. Gli interventi richiestivi sono minimi, poniamo attenzione costante a ciò che il bambino comunica e ai suoi bisogni, avendo come primo obiettivo il suo coinvolgimento e la sua motivazione, motore indispensabile per qualsiasi apprendimento.
La terapia mediata dai genitori si distingue quindi dalle terapie “dirette” perché c’è uno spostamento di focus: l’agente del cambiamento del bambino non è direttamente il terapista, ma il genitore. Questo permette al bambino di raggiungere con maggiore facilità quelle 20/25 ore di occasioni di apprendimento a settimana che sono la quantità necessaria, soprattutto in età prescolare, affinché i miglioramenti della condizione siano significativi e duraturi nel tempo.
Quali sono nel dettaglio gli obiettivi?
- Affiancare il genitore nell’osservazione del punto di vista del figlio, nell’ interpretare correttamente i suoi gesti, le sue espressioni; incrementare l’uso di una postura che favorisca l’interazione con il bambino;
- Dare ai genitori strumenti per comprendere e regolare le emozioni del bambino, migliorare la consapevolezza del suo livello di attivazione e di attenzione, favorendo la relazione;
- Favorire l’alternanza nel gioco e/o nei turni conversazionali, come opportunità di scambio comunicativo; identificare quello che è al centro dell’attenzione del bambino, così da comprendere quali sono i suoi interessi, cosa gradisce e dunque quali attività o stimoli proporgli per agganciare la sua attenzione;
- Fornire ai genitori strategie utili per aiutare il figlio ad apprendere, esprimere i propri desideri, sentimenti ed interessi attraverso la comunicazione non verbale;
- Stimolare l’attenzione congiunta, così da aiutare il bambino ad imparare a condividere gli interessi con le altre persone;
- Favorire l’imitazione, ovvero aiutare il bambino ad apprendere attraverso il canale imitativo e il gioco parallelo.
Obiettivi più specifici vanno poi individuati per ogni singolo bambino. Una parte del percorso può essere svolta a distanza.
È un percorso molto lungo?
Il percorso dura sei mesi:
- i primi due incontri sono dedicati alla conoscenza e all’osservazione del bambino, si concordano con i genitori i punti di partenza e gli obiettivi che ci si pone nei diversi ambiti di intervento.
- Seguono 12 incontri settimanali di terapia, durante i quali il/i genitore/i viene/vengono guidati nella comunicazione e nell’intervento con il proprio bambino.
- Gli ultimi tre incontri sono a cadenza mensile e consentono di consolidare quanto appreso e confrontarsi su eventuali dubbi, difficoltà, passaggi successivi.
